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Il termine musicoterapia deriva dall’unione delle parole greche musikè e therapeia.
Musikè significa “arte delle muse” e nel mondo greco classico indicava ogni attività “governata” dalle Muse, in particolare quelle in cui vi era un’unione tra musica, poesia e danza.
Il termine Musikè però veniva usato anche in senso più ampio, per indicare la funzione che le arti avevano nel processo educativo, etico e catartico all’interno della società.
Con la parola Therapeia si indica invece l’assistenza, la cura e la guarigione.
Probabilmente per gli antichi queste parole erano già in qualche modo sinonimi dal momento che l’uso della musica e la conoscenza dei suoi effetti “terapeutici” sull’uomo si perde nella storia e nelle antiche culture musica, medicina e “psicoterapia” (parlando di antiche culture le virgolette sono d’obbligo) erano infatti un tutto indifferenziato e questo porta a pensare che un embrione di musicoterapia esistita praticamente da sempre.
In questi ultimi anni si assiste ad un sempre maggiore interesse nei confronti di questa disciplina che viene impiegata, con modalità ed obiettivi diversi, nelle scuole, negli ospedali, nelle strutture per l’infanzia e per l’adolescenza, nelle carceri, nelle comunità, nelle case di riposo, nei centri d’assistenza diurna, rivolgendosi ad un utenza vasta ed eterogenea.
Ma perchè la musica dovrebbe “fare bene”?
Non è una novità che musica abbia poteri benefici sull’individuo, bambino o adulto che sia.
In particolare agisce:
- sulla sfera emotiva, offrendo alla persona possibilità di gratificazione e soddisfazione personale e un mezzo di identificazione ed espressione di sè;
- in ambito intellettivo, rafforzando l’autocontrollo, la memoria, l’attenzione e la consapevolezza della propria personalità e delle proprie potenzialità;
- in ambito sociale, migliorando l’aggregazione, l’integrazione di gruppo, l’accettazione delle norme e l’assunzione di responsabilità.
In più, basta fare un piccolo inventario mentale delle nostre “colonne sonore” emotive per renderci conto di come la musica detenga una posizione di assoluto dominio nella vita emozionale di ciascuno.
La musica aiuta a creare differenti canali di comunicazione, facendo emergere emozioni e, rubando le parole a Juliette Alvin, pioniera di questa disciplina, “penetra nel subconscio e può rivelare molto di quanto vi è celato”.

Almost Associazione Culturale si è occupata di incontri dedicati a bambini colpiti da deficit sensoriali; il resoconto di quegli incontri è riassunto in un articolo intitolato "Vieni a fare musica con me?" pubblicato sul "Tiflologia per l'Intergrazione", rivista pedagogica e didattica per l'educazione dei minorati della vista.
Sempre in ambito musicoterapico, dal 2008 svolge regolarmente incontri presso l'Associazione Parkinson di Modena.
Da quest'esperienza, che continua tuttora, è nato lo scritto "A mano ferma", lavoro visibile sul sito dell'Istituto Meme di Modena.
Silvia Cavatorta è inoltre curatrice e co-autrice del "Manuale di Atriterapie e Musicoterapia - Teorie e Pratiche", edito nel 2009 dalla casa editrice Marco del Bucchia di Lucca.